giovedì 7 maggio 2020

Gli alberi, il global warming ed il motore di ricerca Ecosia

Sul nostro pianeta ci sono ancora, dopo decenni di deforestazione, circa tremila miliardi di alberi. E la deforestazione continua in quanto ogni anno vengono distrutti circa 15 miliardi di alberi e ne vengono piantati solo 5 miliardi.  Questo processo di deforestazione aggrava il problema del global warming e i cambiamenti climatici cui siamo sottoposti.
Per compensare le emissioni di CO2 che ogni persona genera in media, con le sue varie attività, ogni anno ci vogliono circa 40 alberi; quindi, per ristabilire l’equilibrio dell’ecosistema del pianeta occorrerebbe piantare ogni anno 30 miliardi di alberi in aggiunta ai 15 miliardi distrutti, e cioè in totale 45 miliardi di alberi.
Mi rendo conto che le cifre riportate sono molto approssimate ed il frutto di semplici ricerche su internet, ma il concetto è chiaro: bisogna piantare molti più alberi se si vuole, non dico compensare completamente, ma rallentare il fenomeno del global warming per dare più tempo alla transizione energetica ad emissioni zero.
Ebbene, le autorità di vari Paesi hanno dei programmi di piantare alberi, ma sono
certamente insufficienti. Noi comuni cittadini possiamo contribuire in un modo molto semplice e senza impegno economico. 
Esiste un motore di ricerca - simile a quello di Google, ma meno sofisticato - che si chiama Ecosia, che mia figlia mi ha fatto conoscere circa 3 mesi fa. La policy di questo motore di
ricerca è di usare solo il 20% dei ricavi dalla pubblicità per finanziare la società e dedicare il restante 80% a finanziare la piantagione di alberi in varie parti del mondo. 
Ci vogliono circa 45 ricerche per far piantare un albero.  Nei 3 mesi in cui l'ho usato, ho “piantato" più di 15 alberi, cioè circa 60 all’anno. Ebbene, se l’uso di questo motore di ricerca si diffondesse potrebbe dare un contributo alla riforestazione ed al rallentamento del global warming.
Se per esempio lo usassero 250 milioni di persone, con una frequenza di ricerche simile alla mia, i cittadini "pianterebbero" 15 miliardi di alberi in più di quelli attualmente piantati, portando il totale a 20 miliardi di alberi nuovi, e meno i 15 miliardi distrutti ogni anno, darebbe un saldo netto di 5 miliardi di alberi in più, che contribuirebbero a rallentare gli effetti disastrosi del Global Warming.
Sarebbe quindi una grande azione a favore dell’ambiente usare e diffondere questo motore di ricerca, Ecosia.

domenica 19 aprile 2020

Superato il picco del Coronavirus, lavoriamo per le prossime crisi

Oggi, 18 aprile 2020, possiamo dire che abbiamo superato in Italia il punto di massima emergenza da Coronavirus. Infatti:
- il famoso "picco" è stato superato da qualche giorno e le curve degli infetti e dei decessi sono in lenta ma continua discesa;
- l’emergenza sanitaria nei nostri ospedali è stata superata grazie agli sforzi di tutto il personale sanitario, all’arrivo nelle strutture sanitarie di molti nuovi medici, infermieri e personale operativo, alla creazione di molti nuovi posti letto in strutture permanenti o temporanee, ed all’arrivo nelle quantità necessarie del materiale sanitario richiesto dagli ospedali (mascherine, tute, respiratori, etc...);
- mascherine, guanti e disinfettanti sono disponibili al pubblico nelle farmacie ed altri enti autorizzati;
- enorme è stato il contributo degli operatori sanitari, medici ed infermieri in modo particolare, delle forze dell’ordine e di migliaia di volontari in tutte le regioni ed in tutte le attività;
- le istituzioni a tutti i livelli (Governo, Regioni, Comuni) hanno reagito complessivamente bene e con i tempi possibili in regimi democratici come il nostro, gravato anche da problemi di lentezze burocratiche uniche da noi e certamente le più gravi in Europa;
- infine sono cominciate ed arrivare (purtroppo con la lentezza del nostro sistema burocratico) alle famiglie ed alle piccole e piccolissime imprese aiuti economici certamente vitali.
Entriamo ora nella cosiddetta fase 2, e cioè della riapertura progressiva di tutte le attività economiche e produttive. Io mi auguro che questa fase venga implementata al più presto (a partire dal 20 aprile, come già deciso per alcune attività, e poi accelerare dal 4 maggio), studiando il "come" per garantire la sicurezza e non il "quando".  Va fatta subito, altrimenti la crisi economica creerà più danni dell’epidemia.
Ovviamente non siamo fuori dal guado. La crisi sarà ancora lunga e difficile e bisogna mantenere altissima la guardia almeno fino all’estate quando sarà disponibile una cura che contrasta il virus e riduce enormemente la mortalità.  Da settembre si sarà nella quasi normalità in termini di spostamenti e contatti, sempre con le dovute precauzioni, in attesa di un vaccino che sarà pronto all’inizio dell’anno venturo e risolverà definitivamente la crisi.
Questa tragedia tuttavia ci ha costretti ad aprire gli occhi su alcuni problemi strutturali di tutta la società umana e, mi auguro, a spingere tutti, cittadini ed istituzioni, a prendere misure correttive per limitare i rischi di disastri futuri. Stanno nascendo e credo resteranno permanenti, alcuni cambiamenti strutturali in tutto il mondo, e molto più marcatamente nei paesi economicamente più sviluppati.
I miei commenti, che seguono, si riferiscono sopratutto ai paesi della Unione Europea (compreso il Regno Unito anche se ne è appena uscito, ma che sono convinto vi rientrerà entro questa decade).

1. INQUINAMENTO E GLOBAL WARMING
È ormai riconosciuto che la diffusione del virus è favorita dall’inquinamento e che le pandemie diventano più frequenti a causa dell’inquinamento e del global warming, senza contare i crescenti danni dei fenomeni estremi quali desertificazione, uragani, scioglimento dei ghiacciai... La pandemia ha fatto scattare un campanello d’allarme anche in questo campo. Nei paesi Europei accelereranno le misure per contrastare inquinamento e global warming, sia a livello dei comportamenti individuali, che delle grandi imprese e delle istituzioni.  I paesi scandinavi e la Germania saranno i più virtuosi, ma tutti parteciperanno in questo impegno di civiltà e di salute. Io sono convinto che molti governi imporranno una Carbon Tax (come c’è in Norvegia), aumenteranno gli incentivi alle fonti rinnovabili ed alla mobilità elettrica e decreteranno la chiusura di tutte le centrali a carbone entro questa decade.

2. ECONOMIA DIGITALE
La necessità del "distanziamento sociale" ha fatto crescere enormemente il lavoro a distanza via computer per tutte quelle funzioni che possono essere fatte a distanza, riducendo enormemente la necessità di mobilità urbana ed interurbana, con grande beneficio per l'ambiente in termini di inquinamento, e di tempo sprecato per i lavoratori di concetto.  In misura minore, anche nell’insegnamento è avvenuto lo stesso.  
Questi cambiamenti saranno permanenti grazie anche alle nuove tecnologie delle telecomunicazioni.  I governi favoriranno la diffusione di queste tecnologie creando o potenziando le necessarie infrastrutture e incentivando la diffusione di strumenti informatici semplici come i tablet e gli smart-phones.  La Cina è il paese più avanzato in questa nuova economia "digitale".  I paesi europei devono compiere uno sforzo notevole per non restare indietro in questo settore (che avrà ricadute enormi a livello economico), mettendo come priorità dei loro investimenti le infrastrutture digitali di ultima generazione, e promuovendo l’educazione all’uso e la diffusione di computers, tablets, e smart-phones.

3. GLOBALIZZAZIONE E DELOCALIZZAZIONE 
La pandemia ha anche evidenziato i limiti della delocalizzazione industriale: è assurdo che in Italia non si trovavano più semplici oggetti sanitari come mascherine, guanti, tute, e respiratori, perché essendo prodotti a basso valore aggiunto, tutta la produzione era stata spostata in paesi a basso costo del lavoro, i quali colpiti pure loro dalla pandemia si sono tenuti questi prodotti per loro prima di spedirne ad altri.  Così com'è assurdo che una grande fabbrica si blocchi perché mancano alcuni componenti la cui produzione è stata delocalizzata.
Io credo che i governi e gli organi decisionali dell'Unione Europea imporranno che ci sia dentro i confini dell’Unione una produzione largamente sufficiente a soddisfare tutti i bisogni su tre settori strategici vitali:  la Sanità;  l’Agroalimentare; e l’Energia.  Inoltre, le imprese capiranno che non possono rischiare di bloccare le loro produzioni per la mancanza di alcuni componenti la cui produzione è stata delocalizzata. Molto meno rischioso é produrre quei componenti in casa, specialmente ora che con l’automazione e la robotizzazione il costo del lavoro incide sempre meno.
A questo proposito, voglio ricordare che spesso, almeno in Italia, la delocalizzazione si fa  più per evitare gli eccessivi vincoli sindacali e la scarsa flessibilità della produzione, piuttosto che per ridurre il costo del lavoro. Il che impone una profonda revisione delle leggi del lavoro che consentano di licenziare rapidamente e facilmente parassiti e disonesti e consentano una buona flessibilità, pur nel rispetto dei sacrosanti diritti dei lavoratori.
La nuova globalizzazione del post pandemia riguarderà il commercio di beni e servizi ed il movimento di persone per cultura e turismo, nonché la delocalizzazione di interi complessi produttivi (anziché di parti) per servire i mercati esteri localmente.

4. LE  DISEGUAGLIANZE ECONOMICHE
I numeri ci dicono già che i più colpiti dalla pandemia sono, a parità di età, gli individui più disagiati economicamente. Il che comporta una maggiore mortalità per loro e un maggior rischio di contagio per tutti.  Le disuguaglianze sono tra paesi economicamente più sviluppati (quasi tutti i paesi europei, la Russia europea fino agli Urali, alcuni paesi arabi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, Israele, gli USA, il Canada, il Giappone, la Cina, Singapore, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, l’Australia e pochi altri), e tra paesi in via di sviluppo (la maggior parte dei paesi Africani, i paesi del Centro e Sud America, e molti  paesi Asiatici in particolare India, Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Myanmar, Vietnam, Turchia, Thailandia, Iran, Filippine...per citare i paesi con più di 50 milioni di abitanti), ma le diseguaglianze sono anche all’interno di praticamente ogni singolo paese, anche se meno accentuate in quasi tutti i paesi economicamente sviluppati.  Queste disuguaglianze sono mostruose e sono incompatibili con qualsiasi senso di civiltà e di umanità: sono di fatto un crimine contro l’umanità.
Per le diseguaglianze interne è necessario che tutti i paesi adottino una politica fiscale fortemente redistributiva ed il potenziamento dei servizi sociali di base, a partire dalla scuola dell’obbligo per tutti (fino ai 18 anni) e dalla sanità pubblica.  Per l’Italia il mio suggerimento è di inserire 3 materie  d'insegnamento in tutte le classi della scuola dell’obbligo e precisamente: 1) inglese; 2) educazione civica (che include temi ambientali); 3) educazione informatica, completa quest’ultima della fornitura gratis ad ogni studente della prima media di un tablet che lo accompagnerà fino alla fine delle secondarie.
Sia per la scuola che per la sanità, l’Italia deve allocare risorse come percentuale del PIL, pari alla media dei paesi più economicamente avanzati in Europa come Francia, Germania, e paesi Scandinavi.
Per le diseguaglianze tra paesi è fondamentale che tutti i paesi economicamente più sviluppati (che definisco come quelli con un PIL pro capite a PPA superiore a 30 K$), allochino dall’uno al due per cento del loro PIL per lo sviluppo dei Paesi più disagiati. Questa è una scelta di solidarietà umana, ma è anche nell’interesse dei paesi donatori che altrimenti sarebbero travolti dalle ondate migratorie dai paesi poveri.  Gli aiuti vanno associati ad una politica di emancipazione delle donne e di educazione al family planning, per ridurre la forte natalità in questi paesi.  Nel mondo siamo troppi e la eccessiva crescita della popolazione mondiale viene proprio dai paesi in via di sviluppo.

5. SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
La pandemia ha anche accentuato il senso di solidarietà internazionale e di collaborazione tra i popoli.  Si sono intensificati i rapporti di collaborazione specialmente a livello scientifico, ma anche sociale ed economico.  Ci si rende conto che siamo parte della stessa famiglia umana e che abitiamo lo stesso pianeta, pianeta che negli ultimi decenni abbiamo saccheggiato, ed ora il disastro ricade su di noi.  Io credo che questo senso di solidarietà resterà dopo la crisi sanitaria ed aumenterà la collaborazione tra i popoli, e mi auguro che acquisteranno più credibilità ed autorevolezza enti sovranazionali come l’ONU, l’OMS, e tanti altri per facilitare il dialogo tra i popoli e risolvere le controversie internazionali.
In particolare, nell'Unione Europea, io credo, o almeno mi auguro, che nascerà un nuovo impulso verso la formazione di una vera unione politica - Stati Uniti d’Europa - che sarebbe il più avanzato sistema macroeconomico del mondo, modello di Libertà Democratiche, Sviluppo Economico, e Solidarietà sociale, con la dimensione di scala demografica ed economica, capace di influire molto positivamente sul progresso di tutta la società mondiale.
Infine, in Italia la pandemia ha reso più evidente la pesantezza del nostro sistema burocratico, dell'inefficienza del nostro sistema politico (bicameralismo perfetto, instabilità dei Governi) e la lentezza del nostro sistema giudiziario.  Mi auguro che questa ulteriore consapevolezza farà scattare una riforma profonda delle nostre strutture burocratiche, amministrative e giudiziarie, affinché il nostro paese possa ricominciare a crescere sia economicamente che socialmente ai ritmi dei paesi economicamente più avanzati in Europa.

venerdì 27 marzo 2020

Gli Anni 20: la decade delle grandi sfide.... e come vincerle


Gli anni 20 (2020 - 2029) saranno ricordati come gli anni delle grandi sfide per l’Italia e forse...per l’intera Europa e la collettività umana.

Queste sfide sono:
  1.  Il Coronavirus
  2. La crisi economica
  3. Gli effetti della crisi ambientale
1. Il Coronavirus
Questa “pandemia“ è cominciata alla fine dell’anno scorso in Cina, ma si è diffusa con violenza e rapidità, a partire dall’inizio di quest’anno, prima in Cina, poi in Giappone, poi in Italia, e poi via via in tutta l’Europa ed ormai a fine marzo è diffusa in tutti i paesi del mondo.

Le caratteristiche più rilevanti di questo virus sono il lungo tempo di incubazione (circa due settimane) che purtroppo permette che il contagio sia portato da individui asintomatici ma infetti, la sua facilità di contagio e la mortalità elevata nelle persone che abbiano ridotte immunità naturali e cioè persone anziane in genere e soggetti con patologie pregresse.

Questo ha fatto sì che ad oggi (26-3-2020) ci siano in Italia quasi 80.000 infetti e quasi 8000 morti, ed una richiesta di ricoveri che ha portato al quasi collasso il sistema sanitario italiano. E la situazione è simile in tutti i paesi  in cui la pandemia è più diffusa. Gli infetti nel mondo sono quasi 500.000 ed i morti quasi 50.000.

Ad oggi non esistono cure, anche se si stanno studiando molti prodotti, con alcuni già in fase di sperimentazione (la più promettente sembra essere oggi l’Avigan giapponese che si sta sperimentando in Cina, Giappone, Indonesia, ed ora anche in Veneto, con risultati incoraggianti).

Io credo che prima che la diffusione sia messa sotto controllo gli infetti supereranno i 10 milioni di individui nel mondo ed i morti più di un milione.

Alcuni Paesi, economicamente sviluppati (come gli USA), che hanno tardato a prendere misure di contenimento, pagheranno un prezzo più alto in termini di contagi e di vittime. Ed è difficile prevedere cosa potrebbe succedere in Paesi come l’India, altri Paesi Asiatici, e molti Paesi Africani, dove c’è un sistema sanitario molto carente.

Comunque io credo che entro la fine di giugno saranno disponibili dei farmaci capaci di arginare le conseguenze del contagio e ridurre fortemente la mortalità. Questi farmaci si diffonderanno in massa nella seconda metà di quest’anno, in attesa che la comunità scientifica mondiale produca un vaccino che sarà pronto probabilmente fra un anno.

Il Coronavirus comunque sarà la maggiore tragedia che colpirà l’umanità nel 2020 e in buona parte anche del 2021.

La soluzione verrà dalla comunità scientifica mondiale e da una accresciuta solidarietà mondiale sia dal punto di vista scientifico, che dal punto di vista umanitario ed economico.

2.La crisi economica.
Per arginare l’emergenza mondiale sanitaria da Coronavirus, è necessario limitare i “contatti” sociali sia nella vita quotidiana delle persone che in tutte le attività produttive, nazionali ed internazionali.
Questo sta creando un forte calo della crescita economica in tutto il mondo, con alcuni paesi con economie già deboli, come l’Italia, che sono entrate in recessione. È probabile che quest’anno tutta l’Europa sia a crescita zero o addirittura in recessione, mentre l’intera economia mondiale subirà un forte rallentamento se non addirittura la stagnazione.

Le conseguenze saranno drammatiche in quanto nel 2020 e 2021 si perderanno nel mondo decine di milioni di posti di lavoro stabili e si creeranno decine di milioni di nuovi disoccupati o sottoccupati con tutte le tensioni sociali che ciò comporterà.

E purtroppo la ripresa economica sarà lenta perché molte aziende, specialmente le piccole e piccolissime saranno fallite.

Io temo che la ripresa economica mondiale sarà molto lenta e ci vorranno due/tre anni prima di tornare ai livelli di prima della crisi.

Le conseguenze saranno devastanti dal punto di vista sociale con forte crescita della criminalità e dei flussi migratori dai paesi più poveri verso quelli più economicamente sviluppati.

La fame e le violenze potrebbero creare moltissimi morti forse più di quanti ne creerà il Coronavirus.

Credo che molti governi, e molte istituzioni sovranazionali se ne rendano conto e si stanno già prendendo delle misure correttive, sopratutto dal punto di vista finanziario, immettendo nel sistema finanziario migliaia di miliardi di liquidità per sostenere le economie del mondo. Già oggi la FED americana ha stanziato 2000 miliardi di dollari e la BCE 1000 miliardi di Euro ed altri interventi governativi sono in atto od allo studio.

Ma questi interventi finanziari, anche se fondamentali nel breve, non saranno risolutivi nel medio e lungo termine.

Bisogna attaccare un grande problema di fondo: l’eccessiva disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza nel mondo.

È scandaloso leggere dalle ricerche qualificate che oggi le 26 (si, proprio ventisei) persone più ricche del mondo posseggono la stessa ricchezza delle 3.800.000.000 (si, tre miliardi e ottocento milioni) delle persone più povere del mondo, e che oltre 1 miliardo di persone vive con 1,25 dollari al giorno.

Questa vergognosa disuguaglianza rappresenta un fallimento di tutta la società umana. Ovviamente questa enorme disuguaglianza è molto più marcata nei paesi più sottosviluppati economicamente, ma è pesante anche in società più avanzate come l’Italia (i paesi scandinavi, sono quelli più avanzati nella giustizia sociale).

È urgente che tutti i governi mettano la lotta alla diseguaglianza economica in cima alle loro priorità agendo con politiche fiscali fortemente redistributive e con l’estensione dello stato sociale in tutti i paesi del mondo fornendo a tutti gratuitamente i servizi di base fondamentali  come assistenza sanitaria, educazione scolastica (primaria e secondaria - fino alla scuola dell’obbligo a 18 anni), infrastrutture fisiche fondamentali, incluse le reti informatiche, ed infine accesso a beni essenziali  come elettricità ed acqua a tariffe fortemente scontate per i consumi procapite molto bassi. Queste politiche redistributive comporteranno forti aumenti delle tasse sui ceti più ricchi per compensare la riduzione delle tasse sui ceti più deboli e per finanziare le misure di “stato sociale“ sopra descritte.

È ovvio che questo processo sarà molto lungo (almeno due decenni) ma bisogna cominciare subito per contrastare la crisi economica prodotta dal Coronavirus.

Per l’Italia le misure da prendere sono semplici e possono essere introdotte quest’anno:
  1. Una tassa sul patrimonio pari al 1% del patrimonio posseduto esclusa la prima casa con valore catastale inferiore ad 1 Milione di Euro ed esclusi tutti gli altri beni mobiliari fino a 200 Mila Euro.
  2. Una “carbon tax“ (per esempio di 40 Euro per tonnellata di Co2 emessa, come esiste in Norvegia). Questa tassa sarebbe utile non solo per portare soldi nelle casse dello Stato, ma anche per accelerare la transizione energetica verso fonti rinnovabili e combattere il cambiamento climatico e l’inquinamento. (Tra l’altro aiuterebbe molto la salute dei cittadini e le finanze pubbliche per il risparmio in spese mediche.
    Incidentalmente secondo alcuni studiosi, l’inquinamento atmosferico aumenta la diffusione del Coronavirus).
  3. Una riforma fiscale più completa sulle persone fisiche e sulle PMI che agisca su 4 componenti:

    3.1 La tassa sul patrimonio indicata sopra

    3.2 la riforma dell’IRPEF introducendo le seguenti aliquote:
      - fino a 12 K € l’anno                           aliquota   0%
      - da 12.001 € a 40 K €                              ”         10%
      - da 40.001 € a 120 K €                            “         25%
      - da 120.001 € a 500 K €                          “         35%
      - sopra i 500.000 €.                                   “         50%

    3.3 L’ IVA:  mantenere le aliquote attuali, ma escludere da qualsiasi imposta IVA tutti i prodotti alimentarii che costano meno di 3 € al Kg o al litro.

    3.4 Tassa sulle PMI fino a 15 dipendenti :
      - fino a 12 K €  di ricavi netti          aliquota.       0%
      - da 12.001 a 40 K € di ricavi netti         “          10%
      - sopra i 40 K €  di ricavi netti                “          15%

Queste misure fiscali dovrebbero essere introdotte contemporaneamente ad una lotta spietata contro evasione fiscale e corruzione. Questi fenomeni di disonestà si combattono con misure repressive, ma anche e sopratutto con misure preventive tra cui la più importante è la riduzione dell’uso del contante a favore dell’uso di carte di credito, bancomat, bonifici ed assegni nelle transazioni finanziarie, e cioè strumenti tracciabili.

E a questo proposito la soluzione finale sarà l’eliminazione delle banconote.

La UE ha già eliminato le banconote da 500 €, e sarebbe auspicabile che elimini progressivamente nei prossimi anni le banconote da 200 €, 100 €, 50 € e così via.

In Italia non ho più visto da qualche anno banconote da 200 €. Noi potremmo procedere ad eliminare dalla circolazione le banconote da 200 € e da 100 € subito e l’anno venturo quelle da 50 € e da 20 €, nel senso che a mano a mano che si presentano le banche le ritirano dalla circolazione. Ovviamente bisogna anche imporre alle banche un drastico taglio delle commissioni sulle transazioni con strumenti tracciabili.

3. Gli effetti della crisi ambientale.
Superate la crisi sanitaria e la crisi economica, nella seconda metà di questa decade l’umanità sarà confrontata da una crescente crisi ambientale.

Questa crisi è già in atto con enormi danni alla salute ed all’ambiente causate dall’inquinamento e dalla plastica monouso, dagli incendi (come quello disastroso in Australia), dall’aumento della desertificazione specialmente in Africa, dallo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento delle acque dei mari. I fenomeni estremi sono già molto più frequenti e aumentano ogni anno.

Gli scienziati ci dicono che abbiamo solo una decina di anni per evitare il punto di non ritorno che è rappresentato dall’aumento della temperatura del Pianeta di oltre 1.5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.

Dobbiamo tagliare le emissioni climalteranti SUBITO.

Non possiamo perdere tempo: dobbiamo accelerare il nostro impegno subito, altrimenti questa crisi creerà disastri ancora maggiori delle due crisi descritte sopra.

La desertificazione di vasti territori, specialmente in Africa, ma non solo, l’invasione delle acque marine di vaste fasce costiere, le siccità e gli alluvioni crescenti forzerebbero decine forse centinaia di milioni di persone a cercare di migrare da paesi economicamente sottosviluppati, verso i Paesi più ricchi - in modo praticamente incontrollabile se non con l’uso delle armi, che è ovviamente ripugnante.

Le morti per fame e violenze sarebbero di milioni all’anno già negli ultimi anni di questa decade.
Bisogna agire subito senza aspettare che siano superate le altre crisi.

Per fortuna oggi esistono tutte le tecnologie per effettuare in tempi brevi la transizione energetica: è solo questione di volontà politica.

In questa transizione l’Europa e il Giappone sono i più avanzati.

L’Italia è in buona posizione e potrebbe essere il primo grande Paese industriale a tagliare le emissioni del 70% entro questa decade, per arrivare ad emissioni zero entro il 2040.

Mi limito di seguito a citare le misure che potrebbe prendere l’Italia, mentre gli altri Paesi hanno condizioni diverse e quindi potrebbero prendere misure simili o differenti, ma tutti dobbiamo agire subito.

Le misure suggerite per l’Italia sono:
4.1  La carbon tax citata prima.
4.2 Obbligare i gestori a chiudere entro il 2025 le 12 centrali a carbone ancora esistenti in Italia, trasformandole in parchi fotovoltaici.
4.3 Trasformare tutti  i mezzi di trasporto pubblico su gomma in veicoli elettrici entro il 2023, e installare sui tetti e in tutti i parcheggi di uffici pubblici pannelli fotovoltaici e centraline di ricarica per i veicoli elettrici, sempre entro il 2023.1
4.4. Mantenere ed estendere fino al 2029, in modo decrescente, gli  incentivi alle fonti rinnovabili, in particolare ai pannelli  fotovoltaici sui tetti, ed alle auto elettriche.
4.5. Chiedere con forza a tutte le grandi aziende di trasformare il parco auto aziendale in veicoli elettrici, e fornire i loro parcheggi di colonnine di ricarica.

Se riusciremo a mettere in atto tutte queste misure ed altre simili, non solo riusciremo a vincere le 3 crisi descritte, ma questa decade può diventare una decade di svolta positiva per l’Italia e per tutta la comunità umana.

giovedì 26 marzo 2020

Environmental Day Celebrations Agrate video 26 27 June 1999


In 1999 I addressed employees at STMicroelectronics Agrate at the Company Environmental Day, on why a company must be engaged in protecting the environment and the major challenges facing humanity: Pollution, Overpopulation, and Wealth Inequalities.