mercoledì 11 luglio 2018

La tragedia dei migranti

Da molto tempo ormai siamo esposti ogni giorno alla tragedia dei migranti provenienti dall’Africa verso l’Italia e l’Europa.
Migliaia di persone disperate cercano di fuggire dalle guerre e dalla fame sperando di trovare un futuro migliore in Europa.

Cosa si può fare per risolvere questo problema destinato a durare parecchi anni e ad assumere dimensioni crescenti?

Ci sono solo 3 alternative:
1. lasciarli morire a casa loro ( o addirittura ammazzarli in mare ). E questo ripugna alla coscienza di qualunque essere umano degno di tale nome. Ripugna in particolare alla coscienza della civile  e largamente cristiana  Europa. 
2. accoglierli tutti in Europa, e questo è impossibile perché si tratterebbe di una marea di persone ( diecine di milioni ) che sconvolgerebbero le nostre società e le nostre Economie. 
3. creare le condizioni di pace e di sviluppo economico in Africa perché restino a casa loro vivendo in modo sicuro e dignitoso.

La terza è l’unica soluzione accettabile per tutti - migranti ed Europa.
E’ un dovere morale dell’Europa, nonché un debito verso la storia, impegnarsi in questa operazione gigantesca di sviluppo economico e sociale dell’Africa.
( Qualcuno l'ha chiamata “ Un piano Marshall per l’Africa“).

Il PIL delle sole economie dell’euro zona è 10.000 Miliardi di Euro, mentre il PIL dei 28 paesi dell’ Unione Europea è di oltre 15.000 Miliardi di€.
Basterebbe destinare l’1% del PIL della EU, cioè circa 150 Miliardi di € all’anno per 10 anni per risolvere il problema.

Questa gigantesca operazione finanziaria dovrebbe essere gestita direttamente da Aziende Europee ( ovviamente con manodopera locale, ed in maniera crescente tecnici ed esperti locali ) sotto la supervisione ed il coordinamento di organismi internazionali dell’EU e dell’ONU, senza dare i soldi a dittatori o organismi locali, col rischio che vengano destinati in buona parte a scopi di arricchimento personale.

Le maggiori opere da realizzare sarebbero:

1. Scuole, scuole, scuole....dalle primarie alle secondarie alle Università.L’impegno includerebbe la formazione di diecine di migliaia di docenti locali, sia con istruttori europei mandati nei vari Paesi, sia con insegnanti locali che vengono accolti in Europa per un periodo di formazione.I programmi di studio ( dalle primarie alle secondarie ) dovrebbero includere 3 materie fondamentali:
a. Inglese (che e’ di fatto la lingua internazionale),
b. Educazione civica,
(compresa la pianificazione familiare: si fanno troppi figli in Africa. Per uno sviluppo duraturo bisogna abbassare il fertility rate a 2, anche con sistemi di incentivi e disincentivi economici  ma sopratutto con l’emancipazione femminile).
c. Alfabetizzazione informatica  cioè l’uso dei vari strumenti informatici moderni.
2. Ospedali e centri di assistenza medica   con un programma di formazione di medici ed  infermieri simile a quello per le scuole.
3. Parchi fotovoltaici, eolici, termodinamici, biofuel... capaci di rendere tutta l’Africa praticamente indipendente dai fossili in 10 anni, con grande ricaduta economica e di salute su tutta la popolazione.
4. Infrastrutture, materiali - strade, ferrovie, aeroporti, porti, e immateriali, come la copertura di tutta la regione di internet veloce e a banda larga.
5. Cofinanziare e incentivare iniziative diffuse di agricoltura ecosostenibile, in particolare con agricoltura bio a km zero, possibilmente in serre idroponiche.Questa attività agricola intensa dovrebbe sfruttare meglio i terreni agricoli esistenti bloccando la distruzione di altre foreste secolari.
6. Fornire speciali incentivi ( sia come incentivi a fondo perduto, che come credito di imposta sugli investimenti produttivi e sulla ricerca )sia alle imprese Europee che aprono in Africa delle filiali manufatturiere e / o di centri di ricerca, sia alle imprese Africane esistenti o nuove start-up.
7. Un impegno continuo sia da parte di ogni singolo Paese europeo, che a livello della EU, ad una lotta di contrasto ( anche con mezzi militari ), ma sempre con accordi locali,  senza quartiere a trafficanti, truffatori e terroristi.
8. Favorire le importazioni in Europa di prodotti creati da aziende africane, con quote fissate per i vari Paesi Europei ed agevolazioni fiscali per queste importazioni.
9. Introdurre nei vari Paesi Africani, mediante trattative con le autorità locali, forme di giustizia sociale di tipo europeo, come salari minimi, trattamenti pensionistici dignitosi, norme contro lo sfruttamento del lavoro, specie minorile, pari dignità delle donne sia nel lavoro che nella società. Sempre fornendo anche assistenza finanziaria.
10. Offrire diecimila borse di studio all’anno per la formazione universitaria nelle Università europee, ai migliori studenti provenienti dalle scuole secondarie africane.

Queste ed altre misure simili, non solo trasformerebbero l’Africa in dieci anni in una regione sviluppata del mondo capace di ospitare dignitosamente tutti i suoi cittadini, ma costituirebbe anche un forte motore di sviluppo per la stessa Europa:
VINCEREMMO TUTTI.


lunedì 28 maggio 2018

Electric Mobility on Wheels

Vehicular electric mobility will become a revolutionary innovation that will impact civil society at a profound level within the next 10-20 years.  
This revolution will realize:
1.      A drastic cut in fossil fuel consumption, with coinciding benefits on the reduction of pollution, thus lowering related casualties and strongly contributing to the fight against global warming.
2.      The reduction of fossil fuels thanks to electric mobility, and the growth of renewable sources will lessen the revenues of various nations under autocratic regimes that use parts of these provisions to export Islamic fundamentalism.   
3.      With assisted driving, and the following introduction of autonomous driving of electric automobiles, we will inevitably see a substantial decrease of urban traffic, thereby creating a more efficient and sustainable city. (A few studies showcased that every self-driving vehicle can ensure the replacement of up to five traditional gas-functioning automobiles).
As we see the potential benefits that can arise from this innovation, the contentious question remains of why the production of electric automobiles (eventually self-driving automobiles) is not sought out at a more rapid rate, and when is the plausible time for development.   
Currently, there is at least the rapid growth of electric automobile registration at the hands PHEV (Plug-in Hybrid Electrical Vehicles) and BEV (Battery Electrical Vehicles).  In 2017, there have been over one million registrations, with China being the prominent market.   
There are nonetheless, three obstacles to overcome for quicker diffusion of electric mobility on wheel:
1.      The cost of electric automobiles is still markedly higher than traditional vehicles.  This is seemingly due to the low quantity of electric automobiles being constructed, the initial amortization of equipment of production, and of the high prices of batteries.  However, they are rapidly decreasing annually which leads me to believe that the cost of production of electric automobiles will stabilize within 2025 to a similar level of combustion engine vehicles.   
2.      The low self-sufficiency of batteries, therefore giving rise to the necessity of frequent recharges.  This issue is being tackled with the introduction of a new generation of batteries that accumulate more energy while simultaneously having less weight and volume.  As such, I believe that by the year 2030, we will have access to batteries that can sustain an autonomy of over 500 Km with a lower cost, weight, and volume.    
3.      The absence of a widespread infrastructure for quick recharging of batteries, unlike gasoline distributors.  Even on this subject matter, technological developments are being made so that compact charging stations will eventually be embedded on a national scale.
In essence, I believe that a network of speedy charging will be available at least in all European countries, Japan, United States, China, and many other countries by 2035.       
By the year 2035, the production of auto electric vehicles will have surpassed that of traditional combustion automobiles.
By the year 2040, electric mobility will be prevalent on global scale.     
By the year 2050, I believe that the production of combustion engines will cease to exist (except for some niche product and maintenance of existing facilities), resulting in beneficial effects for the environment, for citizens’ health and costs, and for congestion of urban traffic.